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"Am I spiritual enough?" (EN - IT)

Updated: Apr 11

In my role as a coach and trainer (a very creative one, I would add…) for people interested in mind-body balance, self improvement, wellbeing, healing and transformation, I hear very often questions like: “My friends say I’m not spiritual enough and this is the reason why I was injured/I got sick.

Should I become more spiritual to heal?”

Or: “Should I attend workshops like reiki, crystals, chakras, etc. in order to develop my spiritual self?”


Very often I see people who, after attending workshops on certain topics, believe that they are “more spiritual” than others who don’t express the same kind of interest in those topics.

But what I learned from people who play a true and acknowledged spiritual role in their communities and around the world, is that spirituality is not about the knowledge of “subtle energies”, and even less about expressing interest towards spirituality by attending workshops on certain topics. We could know everything about those topics, and even experience superpowers, but this would be not enough to make our life more “spiritual”.


As a “seeker of knowledge” interested in healing and anthropology, I have been blessed by the meeting with some spiritual masters, teachers, shamans, healers and medicine people from different spiritual paths, from Sufi to Native Algonquin traditions. With some of them I have been spending long time, even years, learning as much as I could.

The common factor connecting all of them is that they don’t make a difference between their lives and their spiritual path. They live doing their best to be “good humans”.


Spirituality doesn’t depend on what we know about the invisible realms, and not even on “special effects” we would be willing to produce (or we are able to experience), like the ability to channel information from the unseen or reading people’s chakras or auras.


Spirituality is something much more connected to being constantly committed to self improvement and “ego taming”. That means observing ourselves and our actions, and working to increase our self awareness, presence, and our sense of “community” - meaning also the impact our life makes on the environment. In other words we could say that “spiritual development” is strictly connected with a growth mindset. Actually, from most of the spiritual traditions we learn that our “spirit” is already perfect, being divine, and it’s our consciousness that has to be developed in order to “comprehend” the wholeness beyond each single point of view. This process passes necessarily through our body and our ability to “sense”, meaning that, again, it seems all about self awareness and the exercise of being present to our thoughts, emotions, body and the environment, understanding all the connections between these aspects, even if we perceive them separately.


Spirituality is mostly about becoming responsible of our “self” and actions, and about going beyond some reassuring believes and behaviours with which we tend to identify ourselves, and which make us feel comfortable. We could say that spirituality is related to being open to go beyond any narrow-minded kind of attitude. Spiritual people never judge other people, and above all never judge the spiritual level of other people - especially looking at their knowledge of matters and topics commonly defined “spiritual” or “esoteric”.


Spiritual paths are usually defined by “practices”, and a practice is something helping to develop discipline, too. Of course on a spiritual path every kind of practice is connected with a specific set of meanings and effects to be produced. But the most important fact is that discipline is something that usually our ego tend to avoid. This is the reason why spiritual paths are based on the “tame” of our ego - meaning that our ego should become the tool, the vehicle through which we can expand our awareness, presence and consciousness of being, instead of playing the role of the driver.

Spiritual paths are never “competitive”, because spiritual masters and teachers know very well that they are working for the same purposes. There is no “best path ever”. There can be “better paths” for different individuals, because each individual has a unique structure, and so different needs.

So we could say that every action we take in order to deepen the knowledge of ourselves, to express our hidden resources and talents, and to become free from our reactions by mastering our actions in order to improve our relationship with ourselves, with others and with our environment, can be considered a “spiritual exercise”.


Eventually, we could say that spirituality is not a competition based on the spiritual knowledges, tools or practices we have been experiencing or collecting. It’s more about making everything simple, and improve our “being a human”.


I was told by a spiritual master that half of our spiritual path is like drinking tea, and the other half…nobody can tell you what it is, because it is different for each of us, and we are all different.

So, reassure yourself. I’m a tea lover, but if you don’t like tea, you can drink coffee, or just hot water, or water, or whatever. When you do it, seize the opportunity to practice self-awareness and awareness, being present to what you are doing.


Sense it. Smell it. Taste it. Feel it. Enjoy it. This is already half of your spiritual work!✨


Nel mio ruolo di insegnante, coach e trainer (molto creativa, aggiungerei ...) per le persone interessate all'equilibrio mente-corpo, all'auto-miglioramento, al benessere, alla guarigione e alla trasformazione, sento spesso domande come: "I miei amici dicono che Non sono abbastanza spirituale e questo è il motivo per cui sono infortunato / mi sono ammalato. Dovrei forse diventare più spirituale per guarire? ”

Oppure: "Dovrei forse frequentare seminari come reiki, cristalli, chakra, ecc. per sviluppare il mio Sé spirituale?" Molto spesso vedo persone che, dopo aver partecipato a seminari su determinati argomenti, credono di essere "più spirituali" di altre che non esprimono lo stesso tipo di interesse per tali argomenti. Ma quello che ho imparato da persone che svolgono un ruolo spirituale vero e riconosciuto nelle loro comunità e in tutto il mondo, è che la spiritualità non riguarda necessariamente la conoscenza di "energie sottili", e ancor meno l'espressione di interesse per la spiritualità attraverso la partecipazione a seminari su determinati argomenti. Potremmo sapere tutto su questi argomenti e persino sperimentare i superpoteri, ma questo non sarebbe abbastanza per rendere la nostra vita più "spirituale". Come "ricercatrice di conoscenza" interessato alla guarigione e all'antropologia, sono stata benedetta dall'incontro con alcuni Maestri Spirituali, insegnanti, Sciamani, Guaritori e persone di Medicina provenienti da diversi percorsi spirituali, dal Sufismo alle tradizioni native Algonchine. Con alcuni di loro ho trascorso molto tempo, anche anni, imparando il più possibile. Il fattore comune che collega tutti loro è che non fanno differenza tra la loro vita e il loro percorso spirituale. Vivono facendo del loro meglio per essere "buoni esseri umani". La spiritualità non dipende da ciò che sappiamo sui regni invisibili e nemmeno dagli "effetti speciali" che saremmo disposti a produrre (o siamo in grado di sperimentare), come la capacità di canalizzare informazioni dai mondi invisibili o leggere i chakra delle persone, o l'aura. La spiritualità è qualcosa di molto più connesso all'essere costantemente impegnati nell'auto-miglioramento e nell'addomesticamento (o doma) dell'ego. Ciò significa osservare noi stessi e le nostre azioni e lavorare per aumentare la consapevolezza di noi stessi, la presenza e il nostro senso di "comunità" - il che significa anche l'impatto che la nostra vita ha sull'ambiente. In altre parole, potremmo dire che lo "sviluppo spirituale" è strettamente connesso con una mentalità di crescita. In realtà, dalla maggior parte delle tradizioni spirituali apprendiamo che il nostro "spirito" è già perfetto, essendo divino, ed è la nostra coscienza che deve essere sviluppata per "comprendere" la completezza, al di là di ogni singolo punto di vista. Questo processo passa necessariamente attraverso il nostro corpo e la nostra capacità di "percepire", nel senso che, ancora una volta, sembra tutto correlato all'auto-coscienza e all'esercizio dell'essere presenti ai nostri pensieri, emozioni, corpo e ambiente, comprendendo tutte le connessioni tra questi aspetti, anche se li percepiamo come separati.


La spiritualità consiste principalmente nel diventare responsabili del nostro "io" e delle nostre azioni, e nell'andare oltre certe convinzioni e comportamenti rassicuranti con cui tendiamo a identificarci e che ci fanno sentire a nostro agio. Potremmo dire che la spiritualità è legata all'essere aperti per andare oltre ogni tipo di atteggiamento ristretto. Le persone spirituali non giudicano mai le altre persone e, soprattutto, non giudicano mai il livello spirituale delle altre persone, specialmente se si guarda alla loro conoscenza delle materie e degli argomenti comunemente definiti "spirituali" o "esoterici". I percorsi spirituali sono generalmente definiti da "pratiche", e una pratica è anche qualcosa che aiuta a sviluppare la disciplina. Naturalmente su un percorso spirituale ogni tipo di pratica è connessa con un insieme specifico di significati ed effetti da produrre. Ma il fatto più importante è che la disciplina è qualcosa che di solito il nostro ego tende ad evitare. Questo è il motivo per cui i percorsi spirituali si basano sull'"addomesticamento" del nostro ego - il che significa che il nostro ego dovrebbe diventare lo strumento, il veicolo attraverso il quale possiamo espandere la nostra consapevolezza, presenza e coscienza dell'essere, invece di svolgere il ruolo del conducente o della guida.

I percorsi spirituali non sono mai "competitivi", perché i maestri e gli insegnanti spirituali sanno benissimo che stanno lavorando tutti per gli stessi scopi. Non esiste un "percorso migliore" di un'altro. Possono esserci "percorsi migliori" per individui diversi, perché ogni individuo ha una struttura unica e quindi esigenze diverse. Quindi potremmo dire che ogni azione che intraprendiamo per approfondire la conoscenza di noi stessi, per esprimere le nostre risorse e talenti nascosti e per liberarci dalle nostre reazioni padroneggiando le nostre azioni al fine di migliorare il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con il nostro ambiente, può essere considerato un "esercizio spirituale". Alla fine, potremmo dire che la spiritualità non è una competizione basata sulle conoscenze, sugli strumenti o sulle pratiche spirituali che abbiamo sperimentato o collezionato. Si tratta di rendere tutto più semplice e migliorare innanzitutto il nostro "essere umani". Mi è stato detto da un maestro spirituale che metà del nostro percorso spirituale è come bere il tè, e l'altra metà ... nessuno può dirti cosa sia, perché è diversa per ognuno di noi, poiché siamo tutti diversi. Quindi, rassicuratevi. Io sono un amante del tè, ma se non vi piace il tè, potete bere caffè o solo acqua calda, o acqua, o quel che vi disseta. Quando lo fate, cogliete l'opportunità di praticare l'autocoscienza e la consapevolezza, mantenendovi presenti a ciò che state facendo. Percepite. Annusate. Assaggiate. "Sentite". Godetene. Questa è già metà del lavoro spirituale!

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